Il caffè dalla A alla Z
Famiglia delle Rubiacee, genere Coffea.
Questa è la definizione scientifica corretta della pianta di caffè alla quale appartengono le due più importanti e conosciute specie dell'intera famiglia:
l'Arabica e la Canephora, più comunemente nota coma Robusta.
l'Arabica
Indubbiamente la specie più diffusa, dalla cui coltivazione otteniamo circa i tre quarti della produzione mondiale di caffè. L'altezza della pianta varia tra i tre e i cinque metri, che si riduce in piantagione, a due-tre metri. Il suo tronco si presenta liscio e diritto con lunghi rami sottili e foglie lanceolate e coriacee. Nella parte inferiore dell'ovario, diviso in due, sono contenuti due ovuli dai quali si otterranno i grani del caffè. Specie che si adegua facilmente a diverse condizioni ambientali, che predilige i cambiamenti di stagione, l'Arabica può crescere ad una altitudine compresa tra i 900 e i 2000 metri, là dove le temperature si aggirano tra i 15° e i 24° C.
La Robusta
Specie meno diffusa, forse meno pregiata, ma sicuramente più resistente. Allo stato selvatico la sua altezza varia dai sette fino ai tredici metri; presenta foglie fini, di forma ellittica e i suoi frutti arrotondati sono particolarmente vistosi. A differenza dell'Arabica, la Robusta è coltivata a una altitudine inferiore, tra i 200 e i 600 metri, proprio perché non ama l'escursione termica tipica di altitudini elevate e predilige le temperature costanti tra i 24° e i 29°C. Poco flessibile dal punto di vista climatico, la Robusta è comunque meno soggetta a malattie e richiede quindi meno cure.
Come si coltiva
La propagazione della pianta del caffè può avvenire per semina o per talea; nel primo caso si tratta di raccogliere i frutti maturi, selezionarne i migliori e metterli in cassette di legno ricoperti da terra e humus in attesa che nascano le nuove piantine. Nel secondo caso invece si prende un rametto della pianta adulta e lo si mette a dimora nella terra. Poste in una vera e propria nursery, qui le future piante da caffè soggiornano per circa un anno e sono poi trasferite nelle piantagioni dove inizieranno a produrre dopo altri tre anni di acclimatamento. Certo ci vuole un certo tempo, ma pare giusto concederglielo: la pianta del caffè fruttifica poi per ben quasi quarant'anni!
La raccolta: picking o stripping
La raccolta, da eseguire con cura, è indiscutibilmente una delle operazioni più dispendiose. Il metodo picking, il più costoso perché eseguito solo a mano, seleziona e raccoglie solo le "ciliegie" rosse e mature. Con lo stripping invece, più brutale ma meno dispendioso in termini di tempo e denaro, si raccoglie dal rametto passato tra le mani di tutto, ciliegie acerbe, mature e marce, con il risultato di un raccolto di qualità inferiore.
La lavorazione: a secco o a umido
Per l'estrazione del seme si può ricorrere a due diversi metodi che ovviamente influenzano le caratteristiche del chicco. Il trattamento a secco prevede l'esposizione diretta al sole delle drupe, poste in apposite aie dove sono rimescolate regolarmente. Successivamente sono sottoposte a un essiccamento meccanico e poi decorticate: così il chicco vede finalmente la luce.
Nel caso del trattamento a umido, invece, il procedimento è più complesso: per eliminare la polpa che circonda il chicco, i frutti vengono immersi per due o tre giorni in vasche piene d'acqua. La fermentazione permette così di eliminare la polpa che circonda il chicco, ma bisogna assolutamente evitare una fermentazione eccessiva che causerebbe un danno irreparabile. I chicchi vengono puliti con acqua ed essiccati. Il caffè che si ottiene alla fine di questi processi si definisce verde ed è quasi pronto per l'esportazione.
Il caffè verde cambia pelle: la tostatura
Il caffè verde, dopo la classificazione secondo parametri quali provenienza (paese produttore o porto d'imbarco), numero di difetti, metodo di lavorazione, colore, è posto in sacchi di juta o sisal da 60 kg e inizia il suo viaggio verso i paesi importatori. Qui verrà miscelato e tostato, oppure tostato e miscelato. Si può decidere di mescolare più partite di caffè in pari quantità, o scegliere quali note dovrà possedere il caffè in forma spiccata e prevalente rispetto ad altre, per trovare così quell'equilibrio che rende la miscela particolare e riconoscibile.
La tostatura è un'operazione che richiede grande cura e passione, per garantire un caffè che parli di note irresistibili e di pregio. Con questo processo si ottiene il chicco di colore scuro pronto per essere macinato e messo in macchina. I chicchi vengono riscaldati fino a una temperatura di 200°-240°C, con la cautela di non bruciarli o interrompere prematuramente la cottura. Nel caso dell'espresso la tostatura è particolarmente difficile da condurre.


